La Rivista Italiana di Comunicazione Pubblica diretta da Stefano Rolando ed edita da Franco Angeli è in libreria a luglio con il numero 40. Tra gli altri, spiccano i contributi di Giuseppe De Rita, Luca Ricolfi, Franco Manzato ed Enzo Cheli.
Rivista italiana di comunicazione pubblica:
speciale sui 150 anni dell’Unità d’Italia.
Nel numero 40, in uscita a luglio, i contributi di Giuseppe De Rita, Luca Ricolfi, Enzo Cheli e Franco Manzato
De Rita: cosa unisce gli Italiani
Nell’editoriale sul Centocinquantenario dell’Unità che apre il volume, Giuseppe De Rita riflette sulle parole chiave dell’identità italiana. Spiega De Rita: “Raccontare questi 150 anni può apparire facile, se si guarda alle tre grandi R (Risorgimento, Resistenza, Repubblica) che denominiamo i tre grandi momenti di formazione e crescita dell’identità nazionale. Eppure le cose sono molto più complicate di quanto sembra”. Secondo De Rita, l’unico tratto fondativo dell’identità nazionale infatti è il suo modello di sviluppo economico: “Un modello di sviluppo (fatto di pezzi combinanti di famiglia, piccola impresa, localismo, lavoro individuale, risparmio, ecc.) che forse è il vero pur se inconsapevole riferimento identitario dell’Italia di oggi, certo più di quanto lo sia la enfasi sulla Repubblica in se stessa.”
Ricolfi: il federalismo può fallire senza dati concreti
Luca Ricolfi sostiene che la responsabilità debba essere la vera molla di uno stato. Responsabilità che si concretizza solo tramite il lavoro sui dati concreti dei paese. Ricolfi lancia su questo punto l’allarme dicendo che, da un lato, “le elìte intellettuali sono innamorate delle chiacchiere e non hanno il minimo interesse per la prosaica realtà dei dati economici e sociali del Paese”, dall’altro “a parte chi ha il dovere di occuparsene per dovere istituzionale (Istat, Banca d’Italia, ecc.) gli unici veramente interessati ai dati sono i tecnici e i politici che si occupano concretamente di mettere in atto il federalismo fiscale, a partire dal ministro Tremonti, che da anni insiste sulla necessità di avere una base di dati condivisa”. Ricolfi teme però che “il loro sforzo resterà isolato, compromettendo l’esito di una riforma che potrebbe arrestare il declino dell’Italia ma anche, se mal attuata, rendere tale declino sostanzialmente irreversibile.”
Cheli: il nuovo contratto Rai
Enzo Cheli riflette sulla possibilità di evoluzione della Rai alla luce del nuovo contratto di servizio stipulato con il Ministero dello sviluppo economico. La TV pubblica potrebbe cogliere l’opportunità per diventare una tv di qualità; tuttavia, afferma Cheli, “finché sono in piedi il mix di risorsa pubblica e risorsa privata, e finché vigeranno i parametri dell’Auditel, forse la strada della qualità, ovvero quella dell’uso del servizio pubblico per la formazione e per l’educazione – che dovrebbe essere la vera funzione di un servizio pubblico modello Bbc – stenterà ad affermarsi”.
Cheli indica come unica possibilità affinché la Rai possa espletare la sua funzione naturale di servizio pubblico sul terreno informativo e formativo “una riforma della governance Rai che garantisca una barriera rispetto al sistema politico e valorizzi la fascia intermedia dei mediatori – i professionisti della comunicazione”. Ma Cheli ammette che per arrivare a questo obiettivo “occorre per prima cosa un forte ricambio generazionale rispetto alle classi tradizionali che ancora gestiscono il potere politico”.
Manzato: il federalismo è nei fatti
Franco Manzato analizza il senso dell’Unità d’Italia oggi e solleva la questione sull’autonomia fiscale delle regioni. Secondo Manzato il federalismo, anche se non ha ancora del tutto concluso il suo iter normativo, è già operante nella realtà ed è la condizione necessaria per una stimolante e corretta competizione tra le regioni: “La vita di tutti i giorni con le sue esigenze e necessità spinge i cittadini a rivolgersi verso chi condivide gli stessi problemi, i luoghi , le tradizioni, i caratteri, in una parola ai rappresentanti del proprio territorio perché li ritiene più pronti e preparati a trovare le giuste soluzioni. Il federalismo è lo strumento al tempo stesso più semplice e completo che abbiamo per venire incontro a queste richieste e migliorare la qualità della vita”. Manzato sottolinea il ruolo attivo della Padania come soggetto determinante nei cambiamenti geopolitici in atto in Europa: “Oggi la competitività europea si gioca non solo o non tanto nei classici termini dei confini geografici bensì rispetto ad alcune macroaree. Possiamo darle tutti i nomi che vogliamo o che più ci piacciono, ma la regione padana esiste ed è considerata attiva a livello europeo.”


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